Radiologia Interventistica: Da Firenze parte la sfida alle Terapie del Futuro

Procedure salvavita in casi estremi, operazioni a distanza e massima sicurezza per i pazienti.

Grazie alle nuove terapie interventi meno invasivi, degenze ospedaliere e costi ridotti, problematiche complesse risolte senza dolore per i pazienti

Rappresenta il futuro della medicina: ad oggi in Italia si contano circa 95mila procedure ogni anno, e le stime europee prevedono che questi numeri quadruplicheranno entro il 2020. È la radiologia interventistica, applicata ad una casistica in crescita vertiginosa di procedure invasive o mini-invasive diagnostiche e terapeutiche, grazie alle ultime scoperte della ricerca scientifica.

Di questo si è parlato oggi a Firenze nel corso della VII edizione del Corso di Radiologia Interventistica, che ha visto riunirsi al Grand Hotel Baglioni imassimi esperti nazionali nel campo di questa disciplina.

Incontro fra esperti sulla embolizzazione nelle urgenze” questo il focus principale dell’edizione 2016 del Corso di Radiologia Interventistica, organizzato dal Dottor Ernesto Mazza, Direttore della Struttura Organizzativa Dipartimentale di Radiologia Interventistica di Careggi, i cui medici radiologi nel solo 2015 hanno eseguito 3mila interventi, di cui 200 casi di urgenza, oltre la metà dei quali riguardano emorragie e 23 si sono concentrati sulla milza. Firenze è uno dei centri di eccellenza nazionale in questa branca della medicina, grazie ad un’articolazione su scala metropolitana che vede i tre centri di Careggi, San Giovanni di Dio e Santa Maria Annunziata operare in sinergia totale tra loro.

Spiega Ernesto Mazza, che è anche Presidente del Corso di Radiologia Interventistica: «La radiologia interventistica permette di raggiungere risultati impensabili fino a tempo fa, anche in casi di grave urgenza. Penso a casi reali che ho affrontato: come quello di una ragazzina quindicenne sopravvissuta ad un grave incidente in motorino che solo un anno avrebbe rischiato l’asportazione della milza mentre adesso, grazie ad un’embolizzazione dell’arteria splenica, non solo è riuscita a salvare la milza, ma è stata persino operata in anestesia locale. Oppure ancora: qualche mese fa siamo intervenuti su un paziente con un gravissimo shock settico; non era trasportabile, era dichiarato praticamente morto, ed invece è stato operato direttamente in una sala di terapia intensiva, e si è salvato»

«La Radiologia Interventistica è una disciplina salvavita nelle urgenze e nella lotta contro i tumori che rappresenta il presente, e soprattutto il futuro delle metodiche interventistiche, e le sue applicazioni sono in continua evoluzione, grazie alle più recenti scoperte scientifiche – commenta Mazza– ecco perché con questo evento abbiamo voluto riunire i massimi esperti e opinion leader nazionali: è il momento di fare il punto in un momento in cui le scoperte scientifiche allargano velocemente il nostro raggio di azione».

Nata per sviluppare tecniche meno invasive rispetto alle metodiche chirurgiche standard, la radiologia interventistica permette di effettuare trattamenti mirati raggiungendo la sede della malattia attraverso le vie naturali (sistema urinario, digestivo, vascolare) o con un accesso diretto all’organo malato, rapido e senza rischi. «Il nostro campo di operazione è uno schermo» dice Mazza.

Con enormi vantaggi i vantaggi: l’impiego pressoché sistematico dell’anestesia locale, la selettività d’azione, la ridotta degenza ospedaliera (con relativa diminuzione dei costi) e il grado di soddisfazione dei pazienti, che riescono a risolvere la problematica clinica in modo quasi impensabile, senza dolore.

Tantissime le applicazioni, come emerge dai topics affrontati a Firenze nel corso della VII edizione del Corso di Radiologia Interventistica: dai sanguinamenti gastro-intestinali a quelli nel Post-Partum, dal priapismo alle complicanze della pancreatite, passando per le emorragie post-traumatiche, l’epatocarcinoma, le metastasi epatiche, i tumori renali e molte altre applicazioni. L’obiettivo finale: la massima sicurezza per il paziente.

 

UFFICIO STAMPA:

Daniel Meyer

Press Office & Communication

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